Sabato Gennaio 20 , 2018
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La Tanzania

LA REPUBBLICA DI TANZANIA

Il nome ufficiale della Tanzania è Repubblica Unita di Tanzania (Jamhuri ya Muungano wa Tanzania in kiswahili), denominazione adottata dall’unificazione tra Tanganika e Zanzibar, ratificata il 26 aprile 1964. Il paese confina con Kenya, Uganda, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Zambia, Mozambico e Malawi, ed è amministrativamente suddiviso in Mainland, coincidente con l’intera area continentale, e Zanzibar costituito dall’arcipelago omonimo e retto da uno statuto a forte autonomia politica e amministrativa. La Tanzania è il paese più esteso dell'Africa orientale: le Mainland hanno un’estensione di 945.000 kmq, mentre Zanzibar ha un’estensione di 1.658 kmq. Per superficie disponibile a fini abitativi, agricoli e industriali la Tanzania si colloca al 31° posto nel mondo. Capitale della Tanzania è Dodoma, sede del Parlamento, mentre Dar es Salaam è sede dell’Esecutivo. Altre grandi metropoli sono Arusha, Mwanza, Mbeya, Tanga e Zanzibar.

A. Morfologia

La Tanzania è montuosa nella zona nordorientale; vi si trovano il monte Kilimanjaro, la montagna più alta di tutto il continente africano, e le Pare Mountains. Nella stessa zona si trova anche il monte Meru. A nord e a ovest si trovano invece i grandi laghi Vittoria e Tanganica. Un altro lago è il Natron, di acque saline, situato nella Rift Valley africana vicino al confine keniota. La parte centrale del Paese comprende un grande altopiano, mentre la parte orientale è calda e umida. In Tanzania si trovano le alture maggiori e le più profonde depressioni dell’Africa. L'isola di Zanzibar si trova nell'Oceano Indiano, nei pressi della costa della Tanzania.

B. Popolazione

La popolazione è concentrata nelle zone fertili, nei pressi del Kilimanjaro attorno al lago Nyassa, e soprattutto a Dar Es Salaam che conta oltre 2,5 milioni di abitanti. In base ai primi dati ufficiali pubblicati del Censimento generale della popolazione 2012 (National Bureau of Statistics, 2012) il numero complessivo di abitanti residenti in Tanzania ha superato i 45 milioni.

Trend demografico della Tanzania

La popolazione è costituita da più di 120 differenti etnie, tra cui le più rappresentate sono i Sukuma, i Nyamwezi, gli Hehe-Bena, i Gogo, gli Haya, i Makonde, i Chagga e i Nyakyusa. Ogni gruppo etnico ha la propria lingua, ma la lingua nazionale è il kiswahili (o swahili), una lingua di origine Bantu con forti influenze arabe ed ora inglesi. I residenti non africani della terraferma e di Zanzibar costituiscono l'1% della popolazione e sono costituiti soprattutto da indo-pakistani, arabi ed europei. La popolazione comprende anche Arabi, Indiani, Pakistani, e piccole comunità europee e cinesi. Nel 1994, la comunità asiatica ammontava a 50.000 abitanti nella Tanzania continentale e a 4.000 a Zanzibar, ma poi e molto cresciuta. Si stimano circa 70.000 arabi e 10.000 cittadini europei residenti in Tanzania.

C. Organizzazione amministrativa e quadro politico

La Tanzania, in base alla Costituzione democratica emanata nel 1977, è una repubblica presidenziale a base parlamentare. Il Presidente è contemporaneamente Capo dell’esecutivo, dello Stato e delle forze armate. Il sistema politico della Tanzania comprende due strutture di governo principali: il governo centrale, detto Governo della Repubblica Unita della Tanzania (Government of the United Republic of Tanzania) è competente per le questioni che riguardano l'intero paese o la Tanzania continentale; il Governo Rivoluzionario di Zanzibar (Revolutionary Government of Zanzibar) è competente per le questioni che riguardano la sola Zanzibar. Al di sotto del governo centrale e di quello di Zanzibar si collocano le Autorità di Governo Locale (Local Government Authorities) che amministrano le regioni, i distretti e le altre divisioni amministrative locali. Ognuno dei due governi comprende organi esecutivi, giudiziari e legislativi. Dal punto di vista amministrativo La Tanzania è suddivisa in regioni, a loro volta suddivise in wilaya o distretti. Attualmente sono state istituite 26 regioni e 127 distretti. Il quadro politico rappresenta 18 partiti politici registrati, che competono per la nomina del Presidente, la composizione dell’esecutivo e la rappresentanza parlamentare a scadenze elettorali quinquennali. Di fatto però il partito Chama cha Mapinduzi (CCM: Partito della Rivoluzione), fondato e guidato dal "padre della patria" e Servo di Dio Julius Nyerere (Butiama, 13 aprile 1922 – Londra, 14 ottobre 1999) fino al 1990 e partito unico della Tanzania sino all’introduzione della libera competizione democratica nel 1995, guida ininterrottamente il Paese dalla data della conquista dell’Indipendenza (9 dicembre 1961). Recentemente il partito ha vinto con larghi margini le elezioni del 2000, del 2005 e le ultime del 2010, nelle quali è stato eletto l’attuale Presidente della Tanzania Jakaya Mrisho Kikwete col 61,16% dei consensi. La Tanzania è tra i pochi Paesi africani che dall’indipendenza vive una situazione di relativa stabilità politica e civile. Merito senz’altro dell’abilità e della lungimiranza di Julius Nyerere, che ha avuto il merito di costruire una nazione sufficientemente e sorprendentemente unitaria nonostante la notevole frammentazione delle etnie rappresentate, caratteristica questa che la Tanzania intrattiene con molti altri paesi dell’Africa subsahariana. A differenza di molti paesi limitrofi, la Tanzania è tutt’oggi una nazione pacifica che, grazie alla stabilità della sua leadership politica, ha saputo evitare il coinvolgimento nei numerosi conflitti che hanno infiammato i Paesi confinanti. Lo swahili e l'inglese sono le lingue ufficiali, e quest'ultima è preminente nelle attività commerciali.

D. La società della Tanzania

Il sistema sociale tanzaniano presenta una certa varietà di classi, ma senz’altro predominante nella popolazione di massa è la classe contadina. Gli impiegati nell’agricoltura in Tanzania valgono circa l’80% dell’intera forza lavoro. La situazione femminile è ancora negativamente connotata da gravi squilibri: le donne sono contemporaneamente le principali produttrici del reddito familiare, soprattutto nei contesti rurali nei quali badano agli “shamba” (appezzamenti agricoli), e le dispensatrici di cura familiare, nell’allevamento dei figli e nelle altre mansioni e lavori domestici. La famiglia svolge un ruolo fondamentale nella vita dei tanzaniani. È naturale che chi ha un lavoro condivida i propri introiti con gli altri membri del gruppo: in assenza di un sistema di previdenza sociale sovvenzionato dal governo la famiglia allargata, che comprende l’intera comunità, rappresenta un supporto di vitale importanza e un imprescindibile presidio di welfare. All’interno della famiglia il ruolo di maggior prestigio e leadership è riservato dagli uomini, mentre il gradino più basso è occupato dai bambini, seguiti a breve distanza dalle donne.

E. Economia ed Obiettivi di Sviluppo del Millennio

La Tanzania è ancora oggi una delle economie più povere del mondo, in termini di reddito pro capite. Tuttavia il trend di sviluppo è costantemente sostenuto, a una media di crescita del PIL del 9% all'anno tra il 2002 e il 2012, trainata dalla produzione di oro e dal turismo. Ammesso che i ritmi di sviluppo attuale siano sostenibili, la Tanzania raggiungerebbe l’attuale reddito procapite medio di un paese sviluppato entro il 2057.

Trend sviluppo prodotto interno lordo

L'economia tanzaniana dipende ancora pesantemente dall'agricoltura, che rappresenta più di un quarto del PIL, fornisce l'85% delle esportazioni, e impiega circa l'80% della forza lavoro. Il reddito annuo pro capite è di circa 220$ (1.600$ a parità di potere di acquisto). Il 60% della popolazione è privo dell'elettricità e il 40% dell'acqua potabile. Il 60% della popolazione sopravvive con meno di 2 dollari al giorno, più di un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà estrema di meno di un dollaro al giorno, proporzione che sale nelle aree rurali alla metà della popolazione. La Tanzania è valutata dall'ONU nell'ambito del Programma di Sviluppo (2010) al 152° posto per Indice di Sviluppo Umano (ISU), tra le nazioni a ISU basso. Le condizioni geografiche e climatiche limitano i campi coltivati al 4% del territorio, con 1,8 milioni di ettari coltivati nella stagione umida breve e 7 milioni di ettari coltivati nella stagione umida lunga. L'industria e l’edilizia pesano circa il 24% del PIL. L’industria è ancora prevalentemente limitata alla trasformazione dei prodotti agricoli. Recenti riforme del sistema bancario hanno favorito la crescita degli investimenti privati in industria e infrastrutture. Il bilancio dello stato è gravato da un debito pubblico relativamente oneroso (nel 2012 stimato al 47,74% del PIL), che limita parzialmente la possibilità di attuare riforme strutturali. Il mercato delle esportazioni è dominato dai tradizionali prodotti coloniali: caffè (850 milioni di euro) e cotone (500 milioni di euro). Tra le principali importazioni cibi e bevande e olio.Il National Bureau of Statistics (paragonabile all’ISTAT italiana) ha pubblicato nel 2010 uno studio sullo stato di sviluppo del paese, in cui è presente un focus sul raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, in grado di restituirci un quadro più realistico del paese, fotografato nei suoi problemi attuali ma anche nel trend di crescita e sviluppo che indubbiamente la Tanzania ha intrapreso. Scopriamo così per esempio che nel 2010 su 100 bambini sotto i 5 anni più di 15 sono ancora denutriti, e sono molto di più le bambine (14,3%) dei bambini (1,3%) a soffrire di una insufficiente alimentazione. È un dato certamente allarmante, soprattutto perché è indice di una disparità di trattamento tra maschi e femmine che il paese dura fatica a superare, ma se confrontiamo questo indicatore con la situazione del 2008, scopriamo che in soli due anni la percentuale si è ridotta di 6 punti percentuali, passando dal 22% al 15,8%. Così, per quanto riguarda l'istruzione primaria universale, oggi il 98% dei bambini frequenta le scuole primarie, in questo caso con un buon rapporto tra maschi (99%) e femmine (98%). Se si pensa che nel 1990 solo la metà dei bambini godeva di un’istruzione primaria, si capisce che concreti passi avanti in 10 anni la Tanzania ha compiuto. Una situazione simile la riscontriamo anche per quanto riguarda la mortalità infantile: nel 2008 su 1000 bambini, 112 morivano prima dei 5 anni; i dati del 2010 invece riportano un tasso di mortalità di 81 bambini su 1000; ancora un’enormità, rispetto alla situazione media in occidente, ma un balzo in avanti rispetto al recente passato, i cui ingredienti basati sul miglioramento delle cure e dei servizi all’infanzia fanno ben sperare per il futuro. Stesso discorso vale per la mortalità delle madri al parto, passata da 578 (2008) a 454 (2010) decessi su 100.000 bambini nati, frutto anche di una migliore organizzazione dei servizi sanitari, che ha fatto sensibilmente aumentare il numero delle donne che ricorrono a strutture sanitarie e figure professionalmente formate per l’assistenza al parto. La Tanzania ha dunque superato tutti i propri problemi? Certamente no, e se si pensa agli ambiziosi traguardi legati agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio da raggiungere entro il 2015, si deve con onestà riconoscere che realisticamente non tutti saranno centrati. Tuttavia è altrettanto indubbio che la curva di crescita e sviluppo, sociale oltre che economico, è ormai stata intrapresa, e dà spazio a un ragionevole ottimismo. Certo, il paese non può essere lasciato solo in questo faticoso percorso: ha ancora bisogno di sostegno e accompagnamento su molti fronti vivi. Ma la sensazione d’insieme è che la Tanzania ha preso in mano il proprio destino; la Tanzania è un paese in cui il nostro aiuto a sostegno della società civile e dell’amministrazione locale ha un grande valore aggiunto, e può fare ancora la differenza.

Per approfondire scarica le statistiche socio economiche del National Bureau of Statistics "Tanzania in Figures: 2010"